Recensione di Giovanna Ferro
Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni? è un noir storico e politico di Naïri Nahapétian edito da Edizioni Le Assassine, per la collana Oltreconfine nel 2026 e tradotto da Manuela Vidale.
Ambientato in Iran il romanzo indaga intrighi politici, giochi di potere, malessere collettivo e tensioni religiose e morali.
“Sapeva che gran parte della gioventù iraniana, incluse le classi popolari, aveva un solo sogno: vivere negli Stati Uniti. Erano i figli della Rivoluzione. I loro genitori si erano battuti contro l’imperialismo, i loro fratelli erano morti sul fronte iracheno. E loro sognavano di lasciare l’Iran. Non era forse quella la loro peggior sconfitta?”

Il Libro
Narek Djamshid lascia Parigi per Teheran per scrivere un reportage sul clima politico e sociale che si respirava in quei giorni prima delle elezioni presidenziali del 2005.
Con il padre aveva lasciato l’Iran ventitrè anni prima, senza mai capirne il vero motivo e forse questo viaggio era l’occasione giusta per rispondere anche alle domande che si era sempre posto sulle sue origini e soprattutto sulla vita di sua madre.
Narek avrebbe avuto a Teheran una figura di riferimento per le sue ricerche: Leila Tabihi.
Figlia dell’ayatollah Tabihi, figura storica della rivoluzione del 1979, Leila, è una femminista islamica, che lotta per riforme e diritti femminili, sostenendo candidati riformisti. Un’attivista colta che crede nella giustizia e soprattutto nella libertà.
“[…] era ancora più stupito che avesse conosciuto sua madre: suo padre non gliene aveva mai parlato. “Sì, pubblichiamo una rivista ed effettuiamo degli studi su una rilettura del Corano più favorevole alle donne. Chi ha detto che il Libro santo ci penalizza, se non gli uomini che hanno monopolizzato il ruolo di teologi? Siamo anche in contatto con le nostre sorelle in Egitto, in Asia Centrale, in Pakistan… […]”
Nel giorno in cui avviene l’incontro tra Narek e Leila, l’ayatollah Kanuni, giudice temuto e volto della repressione, figura chiave della Rivoluzione del ‘79, viene trovato senza vita nel suo ufficio al Palazzo di giustizia.
Pare che l’ultimo incontro del giudice sia stato proprio con Leila, mentre Narek l’attendeva nel Palazzo. Le autorità impongono il silenzio su questa morte, ma i primi sospettati e arrestati furono proprio loro, due figure mai così distanti per motivazione e scenari di vita vissuta e futura, se non per la presenza del giovane giornalista francese in quei giorni a Teheran e che la sua famiglia avesse radici profonde nella comunità armena, con un passato di nazionalismo e rivoluzione, in particolar modo sua madre.
Ma Leila persona influente riesce a dissolvere quei fragili dubbi, che portano alla loro scarcerazione.
“Era proprio la mentalità contorta degli sbirri della Repubblica islamica, pensò Mirza, il loro culto del segreto, la loro paura dello straniero. Ma chi poteva essere stato? I partigiani dello Scià? Era grottesco, quelli vivevano di rendita negli Stati Uniti. Allora l’America? Il Mossad ?”
La morte dell’ayatollah Kanuni innesca tensioni nel regime, con sospetti che vanno dai mujaheddin a complottisti nemici interni al potere. Ma più che la ricerca di un colpevole si tenterà di non inasprire un clima già instabile politicamente. Tutto ciò diventa teatro di possibili scenari, tutte le eventuali ipotesi scatenano timori e rompono equilibri.
I colpi di scena non mancano, fino a un finale inatteso, ma che conducono il lettore a focalizzarsi sull’instabilità di un paese in cui tutto sembra il contrario di tutto.
“Perché la Repubblica islamica è paranoica. Per un momento ho pensato che questo omicidio fosse un regolamento di conti tra mullah. Ma vuole sapere cosa credo oggi? Non sanno chi abbia ucciso Kanuni, esattamente come non lo sappiamo noi, e vanno nel panico all’idea di mostrare al mondo esterno la loro fragilità.”
Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?
è la voce di un popolo che si identifica nella scrittura di Naïri Nahapétian che conosce profondamente il mondo di cui scrive. L’assassinio dell’ayatollah Kanuni è solo il mezzo per raccontare la storia di un paese che combatte la repressione e la voglia di cambiamento, il passato e il futuro.
La popolazione vive tra speranze di riforma e disillusione, con una gioventù frustrata dalle restrizioni e dalla mancanza di prospettive, che cerca spazi di libertà nella vita privata, nella musica, nell’arte. Un paese in cui le donne e le minoranze subiscono discriminazioni i e limitazioni crescenti.
Anche le relazioni tra figure religiose, politiche e militari sono caratterizzate da rivalità e tradimenti.
Il clima è dominato dalla paura, dalla presenza dei servizi segreti e dalla repressione di ogni forma di dissenso, sia politico che sociale.
Le elezioni del 2005 sono vissute come un momento di grande incertezza, tra attesa di cambiamento e timore di rinvigorimento del potere.
Attraverso la vita dei due protagonisti, Narek e Leila, le vicende del popolo iraniano, in lotta da secoli, vengono sviscerate in modo realistico e sapiente, mettendo in luce soprattutto l’animo umano di chi queste storie le ha attraversate, con un percorso intimo e doloroso.
Una voce potente, incisiva quella di Naïri Nahapétian che vale la pena ascoltare che apre il lettore a domande, considerazioni e riflessioni. Una scrittura necessaria per indagare la situazione sociale e politica di un Paese così complesso e contraddittorio come l’Iran.
L’Autrice

Naïri Nahapétian ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni.
I suoi genitori sono armeni iraniani. È ritornata regolarmente nel suo Paese d’origine come giornalista per realizzare numerosi reportage per diverse riviste francesi. Collabora con Alternative économiques, occupandosi di cambiamenti sociali, economici e politici.
Titolo: Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?
Autore: Naïri Nahapétian
Editore: Edizioni Le Assassine, collana Oltreconfine, 2026
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