articolo a cura di Giovanna Ferro

Oggi vi porto nel mio mondo: il Pianoforte
Lo strumento principe del Romanticismo è il Pianoforte: nato in Italia dalle mani di un geniale artigiano, Bartolomeo Cristofori, il pianoforte diviene in breve uno degli strumenti più noti e amati.
Bartolomeo Cristofori, appassionato di musica e dotato di un’ottima abilità manuale, arrivò alla corte del principe Ferdinando dè Medici a Firenze come costruttore di strumenti. Il principe innamoratissimo della musica e anima inquieta, cercava sonorità nuove, che nei due strumenti a tastiera, allora in uso, il clavicembalo e il clavicordo, non riusciva più a trovare.
Ammaliato dalla voce umana, appena sperimentata nell’opera lirica che muoveva i primi passi, voleva uno strumento che assomigliasse alla voce. Non come il clavicembalo, uno strumento a corde pizzicate dal suono esile e squillante che si interrompeva appena il tasto veniva rilasciato, o come il simile clavicordo, a corde percosse, il cui suono più pieno ma un po’ opaco che dava poco di più.
Cristofori, allora, si mise all’opera e dopo un bel pò di fatica progettò uno strumento molto simile al clavicembalo, ma nel quale le corde, anziché pizzicate, venivano percosse da cilindretti rivestiti di pelle, che chiamò martelletti. In base a questo principio, inventò un sistema meccanico complesso, ma efficacissimo, mediante il quale l’esecutore, seduto alla tastiera, poteva per la prima volta regolare l’intensità del suono premendo più o meno forte sui tasti.
Era nato, così, il primo pianoforte: Cristofori lo battezzò “arpicembalo” o “gravicembalo con il piano e il forte”.
Il termine Pianoforte entrò in uso solo più tardi, come molto più tardi giunse qualche gloria al povero Cristofori, quasi cinquant’anni dopo in terra straniera: quanto è vero il detto “nemo propheta in patria”.
Bartolomeo Cristofori morì nel 1731e lasciò tre esemplari di strumento a tastiera, su cui le generazioni successive poterono lavorarci e perfezionarle.
Senza ricorrere a marchingegni elettronici complicati, il pianoforte è un piccolo prodigio di meccanica di precisione. La complesse serie di leve che trasmette la pressione delle dita dai tasti alle corde permette all’esecutore di modulare il suono creando mille sfumature diverse.
Nel 1761 John Broadwood in poco tempo rifinisce la meccanica, riesce a togliere quasi tutti i rumori e inventa, come disse Anton Rubinstein, “l’anima del pianoforte”: quel pedale di risonanza che, premuto con il piede destro, permette al suono di continuare anche dopo che il tasto è stato abbandonato, e permette all’esecutore e al suo pianoforte di respirare come un fiato umano in infinite possibilità.
E’ l’atto di nascita del pianoforte moderno e della sua industria: la ditta Broadwood nel 1800 produce circa 400 pezzi l’anno, esportati in America e in India, oltre che in tutta Europa. Altri progressi avvengono in Francia con Sebastian Erard che mette a punto il meccanismo per cui diventa possibile ribattere velocemente lo stesso tasto, e Ignaz Pleyel, dei cui pianoforti si innamora Chopin.
Clavicembalo e Pianoforte continuano a convivere nella prima metà del Settecento, nelle pagine musicali create spetta all’esecutore scegliere lo strumento da suonare.
Il pianoforte, malleabile, sonoro, comunicativo, iniziò ad entrare nelle case, dove si cominciò a far musica e il pianoforte fu lo strumento domestico per eccellenza.
Tra la metà e la fine del Settecento l’Europa, già popolata di clavicembali e clavicembalisti, si affolla di pianoforti e pianisti: Domenico Scarlatti, J.S. Bach proseguono sulla via del clavicembalo, difficile per quest’ultimo accettare il nuovo strumento; Haydn, Clementi, Mozart, Beethoven firmano alcune tra le più belle pagine della storia del pianoforte.
Nell’ Ottocento l’ascesa della borghesia, e di tutti i suoi valori di medio e alta cultura, elesse il pianoforte a strumento della buona educazione, non solo musicale, dei figli (soprattutto delle ragazze), e vi riconobbe un’affermazione sociale e una possibilità di diletto colto.
ASCOLTO: Haydn Piano Sonata, Do magg. n.60 al pf Inga Fiolia
ASCOLTO: Muzio Clementi Piano Sonata op.50 no.3 “Didone abbandonata” al pf Igor Cognolato
ASCOLTO: W.A.Mozart Piano Sonata N.11 in La Magg, K.331 al pf Olga Jegunova
ASCOLTO: Beethoven ‘ Waldstein’ Sonata al pf Lucas Jussen
La nuova sensibilità si fa strada in compositori come Schumann e Chopin
Robert Schumann portò una sua personale impronta nel Romanticismo, dando un’interpretazione bellissima all’affanno e al tormento, aspirando ad atmosfere ideali purissime.
ASCOLTO: Robert Schumann ‘Carnaval’ Op.9 al pf EmileNaoumoff
Fryderyk Chopin definito il poeta del pianoforte, seppe trovare la voce intima di questo strumento. Malinconia, sensazioni delicate ed aristocratiche sono al fondo delle perfette pagine pianistiche che hanno reso grande questo autore e lo hanno fatto preferire da tutte le persone sensibili ed appassionate.
ASCOLTO: Frèdèric Chopin Ballata n. 1 al pf Daniel Barenboim
Franz Liszt inventò il Recital: è il primo ad eseguire un concerto tutto di musiche pianistiche, il primo ad eseguire un intero programma a memoria. La produzione pianistica di Liszt è infinita.
ASCOLTO: Franz Liszt Rapsodia Ungherese n.2 al pf Valentina Lisitsa
Johannes Brahms è intimamente, costituzionalmente un romantico che cerca di evadere in un mondo di forme grandiose che non è più il suo.
Impresse alla musica il segno di una personalità che per anni dominò l’evoluzione musicale, soprattutto in Germania. La sua produzione musicale è piena di pagine in cui si rispecchia l’animo vibrante e sensibile di un uomo che amò mascherarsi nella veste del burbero solitario.
ASCOLTO: Brahms Rhapsody Ungherese n. 2 0p.79 al pf Martha Argerich
Impressionismo in Claude Debussy è la capacità di annotare musicalmente le sensazioni che all’ Io provengono da una serie di impulsi esteriori, il bisogno di eludere il disegno chiaro e classicamente limpido, per lasciare il passo all’ immediata emotività, a un’ipersensibilità che fa della musica quasi il sismografo, il mezzo di registrazione diretta delle impressioni più diverse.
ASCOLTO: Claude Debussy Suite bergamasque 4 mani al pf Bruno Canino
ASCOLTO: Claude Debussy Petite Suite al pf Martha Argerich e Cristina Marton
Maurice Ravel guidò, insieme a Claude Debussy, l’innovazione musicale dei primi trent’anni del Novecento in Francia e ben oltre i suoi confini, esprimendosi ai più alti livelli nelle composizioni, soprattutto per pianoforte, e utilizzando con raffinata eleganza diverse espressioni musicali.
ASCOLTO : Ravel Pavane pour une infante défunte al pf Bertrand Chamayou
ASCOLTO : Ravel Jeux d’eau al pf Martha Argerich
Spero abbiate gradito l’ascolto dei brani scelti, ma la musica pianistica non si ferma qui…
Giovanna Ferro









