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Pucundria di Maria Rosaria Selo

recensione di Giovanna Ferro

Pucundria è un romanzo di Maria Rosaria Selo edito da Marotta&Cafiero nel 2024.

“Il cielo di Pozzuoli mi accompagna e mi consola. C’è qualcosa in questo luogo che ammansisce. Forse è il bradisismo che mette in precarietà la terra e per questo la fa amare di più, come si amano le cose che hanno un tempo breve.”

Pozzuoli è il luogo dove tutto prende forma, dove il dolore abita le anime delle protagoniste e una forma di umanità pullula tra le sbarre del carcere femminile.

Il Libro

Teresa Ricciolo è un agente di custodia della sezione femminile del carcere puteolano, che porta con sé i segni di un passato difficile e violento, che ha condizionato non poco il rapporto con la figlia Alice.

Anna D’Abbraccio è una giovane detenuta accusata dell’omicidio del suo compagno.

Due vite all’apparenza diametralmente opposte, ma che un filo invisibile lega in questo luogo di convivenza forzata, quale il carcere di Pozzuoli.

 Sin dal suo primo ingresso nel penitenziario, Anna, così minuta e fragile, ha attirato l’interesse di Teresa. La presenza di quella giovane fioraria di Castelvolturno, luogo deputato a delinquere, la induce a ricordare un passato mai rimosso, suscitandole sensazioni immotivate.

La privazione della libertà, la condivisione di una cella con sconosciute è la condizione normale e ovvia di chi è in carcere per scontare una pena per aver commesso un grave reato. Questo Teresa lo sa benissimo, ma vivere quotidianamente quella realtà, assaporarne la sofferenza e il dolore, nonché la violenza di alcune detenute, non le toglie la voglia e il dovere di comprendere e dar loro una speranza.

“So per esperienza che alcune di loro vivono con un pugno di ricordi amari in petto e il cuore nel fango, sempre. Eppure c’è una luce dentro di loro, qualcosa che vedo solo io, che cerco solo io, come quando al buio si scorge l’unico puntino luminoso.”

Il legame che si crea tra Anna e Teresa va al di là del dramma vissuto che viene indagato e celato per proteggere le persone amate, fino ad aprire le gabbie del loro cuore. Anna avrà la sua seconda possibilità, come tutte quelle che nella detenzione guardano al ‘riscatto’, alla ‘redenzione’ con l’aiuto delle persone giuste.

“Sai cosa penso del carcere?[…] che bisogna viverlo come un’opportunità di recupero. Fuori è un inferno, per tutti. Difficilissimo restare in riga. Quando sbagliamo, facciamo i conti con noi stessi, prima di ogni catena o lucchetto. Questa è la vera reclusione. Vivere dentro vuol dire vivere più intimamente, pensare al passato per evitare gli errori e tentare di salvare quello che di bello c’è stato per costruire così il futuro.”

Pucundria

non è solo uno stato d’animo, un sentimento agrodolce, ma è il bisogno di scandagliare l’animo umano, è il desiderio di cambiare il corso della vita delle persone con tutta la forza e la generosità possibile.

Maria Rosaria Selo ci conduce dietro le sbarre della casa circondariale di Pozzuoli, oggi chiusa dopo l’intensificarsi del bradisismo. Carcere nel quale la scrittrice ha tenuto corsi di scrittura alle detenute, ascoltando le loro storie, i loro dolori e le loro speranze.

Il romanzo è una descrizione realistica di quello che si vela nelle celle di un carcere, femminile in questo caso, i legami che si intessono tra recluse e guardie di sorveglianza. Senza fare sconti racconta la violenza di alcune e la passività di altre che, quasi con rassegnazione, scontano la loro pena.

La Selo ci induce a guardare oltre, a riflettere sul dolore e sulla resilienza femminile, con un’umanità strabordante. Non si giustifica, né si perdona, si cerca di capire attraverso i fatti se c’è un barlume di possibilità di ricucire cicatrici ancora sanguinanti e ristabilire rapporti umani.

“Si vive in un mondo a parte, paradossalmente più tranquillo. A un certo punto della detenzione, le carcerate si mescolano a questi ritmi, li accettano e quando escono faticano ancora di più a ritrovare un equilibrio. Perché il loro vivere fuori è distopico, è una vita fatta di assedi, superstizioni, ingiustizie, miseria e prevaricazione.”

Con una scrittura semplice, ma incisiva, spesso con tratti poetici la scrittrice ci consegna una lettura intensa, vera, toccante, trattando con passione temi complessi e discussi che toccano profondamente.

Dalla nota dell’autrice:” Il romanzo è una obbediente scrittura di elogio per la difficile conduzione di un inferno fatto di zolfo, di mare e di giustizia.”

Personalmente di Maria Rosaria Selo ho amato molto L’albero di mandarini edito da Rizzoli, una storia che ripercorre quasi quarant’anni di vita e della grande forza di una donna, forza che ho ritrovato nelle donne protagoniste di Pucundria.

Incipit

Stamattina mi sono alzata presto, e scendendo dal letto sono inciampata in un guinzaglio. Il mio cuore s’è agitato inutilmente, poiché sapevo che Alice teneva il desiderio di un cucciolo ed era di sicuro andata al canile la sera prima. Non mi dispiaceva. Doveva essere rientrata tardi con la bestiola appresso.[…]

L’Autrice

Maria Rosaria Selo (Napoli, 1961) è scrittrice e sceneggiatrice di cortometraggi e documentari. Per Rizzoli ha pubblicato L’albero di mandarini (2021), ora disponibile in BUR, vincitore del Premio Minerva XVI edizione, candidato al Premio Strega 2022 e finalista al Premio Cremano Donna 2023. Dal 1985 al 1995 ha collaborato con il prof. Atanasio Mozzillo per i volumi “I viaggiatori a Napoli del ‘700”, opera di ricerca dedicata a quelle figure dell’età moderna che in gioventù vissero l’esperienza di fare il rinomato “Grand Tour”, un viaggio nelle più belle città europee tra le quali era inclusa anche Napoli.

Dettagli del libro

Titolo: Pucundria

Autore: Maria Rosaria Selo

Edizioni: Marotta&Cafiero, 2024

Pagine: 320

Prezzo: 17,00€